Il cuore… al femminile

Bernardine Healy, cardiologa e prima donna americana a capo del National Institutes of Health,  nel 1991 pubblicò un articolo intitolato “La sindrome di Yentl”. Lo spunto era il personaggio di un celebre romanzo di Isaac B. Singer, una ragazza che si finge uomo pur di poter studiare il Talmud, il testo sacro ebraico, in una scuola riservata ai maschi.

La “visione bikini”

La citazione serviva a mettere sul tappeto un problema che è sempre esistito e che oggi definiamo come la “visione bikini”: per tutti, e, purtroppo anche per la classe medica, la donna può ammalarsi di patologie della mammella o dell’apparato genitale, dimenticando che anche le signore hanno un cuore. Per far comprendere questo concetto, Bernardine Healy si rifece alla storia di Yentl che per essere accettata fu costretta a travestirsi da uomo! Questo appunto perché i sintomi a carico del cuore ricevono più attenzione quando li denuncia un uomo rispetto ad una donna.

Le malattie cardiache

Eppure le donne, diciamolo una volta per tutte, si possono ammalare di cuore come gli uomini, e, purtroppo, spesso, quando soffrono di una cardiopatia, questa si presenta con maggiore gravità. Sicuramente le malattie di cuore colpiscono oggi più le donne probabilmente perché la loro vita, specie se in carriera, somiglia sempre più a quella dell’uomo (con l’unico vantaggio di essere in qualche modo protette dall’”ombrello” degli ormoni femminili, almeno fino alla menopausa) non solo per lo stress imposto da lavori spesso molto impegnativi, ma anche perché piano piano hanno acquisito le abitudini maschili anche nocive (vedi fumo e alcool).

Parità dei sessi… nel bene e nel male

Di fatto oggi possiamo dire che la parità dei sessi va tenuta in conto nel bene e nel male, e deve essere di monito sempre a noi medici l’obbligo di non sottovalutare mai una paziente che riferisce sintomi di dolore toracico, affanno, palpitazioni solo perché preferiamo immaginarla… in bikini.

 

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